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La città unica ha un peso specifico ben superiore alla semplice somma dei due comuni originari. In prima battuta, consente di accedere direttamente a bandi e finanziamenti pubblici riservati alle città superiori ai 50.000 abitanti. Inoltre la nuova condizione di comune più popoloso della provincia, mette la Città Unica alla guida dei principali tavoli tecnici di area, come ad esempio l’ATO per i rifiuti, il tavolo della sanità e tanto altro ancora. La guida del tavolo della Sanità, in particolare è fondamentale per rivendicare con forza la necessità che, in attesa del completamento del nuovo Ospedale, i presidi sanitari esistenti siano mantenuti in condizioni di assoluta efficienza e funzionalità.

Ma al di là dei tavoli regionali, la nuova autorevolezza della Città Unica di affrontare con maggiore forza, con maggiore peso contrattuale, alcune questioni strategiche.

Tre esempi per tutti:

1. La capacità di chiedere una nuova governance per il Porto, confrontandosi con l’Autorità Portuale di Gioia Tauro (per concordare una strategia condivisa, visto che le azioni attualmente in corso sembrano perseguire obiettivi non solo diversi, ma spesso addirittura confliggenti) ed allargando il dialogo ad altre realtà come il Porto di Crotone e l’Autorità Portuale di Taranto, con la quale si condividono rotte, problematiche e bisogni specifici. Questa governance rinnovata può permettere di definire un’efficace strategia operativa specifica per il Porto, nell’ambito di un carattere che dovrà rimanere necessariamente multi-funzionale.

2. La possibilità di aprire un tavolo di concertazione con il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Calabria, l’Enel, per avviare immediatamente un Piano di Caratterizzazione (sviluppato da un soggetto indipendente) dell’area della Centrale, preliminare all’eventuale intervento di bonifica. Solo dopo avere verificato tecnicamente e professionalmente le condizioni di salubrità dell’impianto e del suo circondatio (garantendo così la salute dei cittadini) si potrà aprire una riflessione seria e articolata sulle modalità di riutilizzo.

3. Riproporre con forza la questione del Tribunale, con un nuovo argomento: la prossima localizzazione del nuovo ospedale e della cittadella degli uffici andrà a creare un polo direzionale e di servizi di rilievo regionale. Una città di questa importanza non può restare senza un presidio di giustizia.

 

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Le proposte ricevute  

#1 Domenico Mazza 2019-05-10 10:55
Corigliano Rossano si estende su un territorio d'enormi dimensioni, basti pensare che con i suoi quasi 350 km² la sua superficie territoriale rappresenta circa tre volte e mezzo il comune di Parigi, pur rimanendo ben 27 volte più piccola rispetto alla capitale francese circa il numero d'abitanti, così come pur avendo una popolazione similare a quella di Cinisello Balsamo (uno dei primi comuni italiani ad aver sperimentato la fusione amministrativa verso la fine degli anni 30, ed al contempo oggi uno fra i più sviluppati dell'area metropolitana meneghina), quest'ultimo concentra la sua popolazione in una superficie simile circa al solo quartiere di Donnanna, e già solo questo la dice lunga sull'enorme potenzialità che il nostro neonato comune ha nelle sue disposizioni. Ciò detto però non è sinonimo d'autorevolezza, o perlomeno non ancora, e Corigliano Rossano dovrà conquistare sul campo l'autorevolezza che i suoi cittadini hanno deciso d'accordargli quel 22 ottobre. Essere il comune più grande della provincia, rimanendo pur sempre fuori dal contesto della stessa, potrà giovare poco. Corigliano Rossano dovrà, a giusta ragione, aspirare a rappresentare il suo territorio, quello della Calabria del nord est. Appena si placheranno gli animi nel governo, il discorso sulla reintroduzione delle province ritornerà a riempire dibattiti e contenuti, a quel punto bisognerà essere lucidi, attenti e compatti, poiché certamente non si potrà lasciare il territorio italiano in balia della gestione regionale e comunale, senza enti intermedi e d'area vasta che gestiscano problematiche inerenti i tantissimi chilometri di strade provinciali lasciate in balia degli eventi e parimenti gli edifici scolastici. Bisognerà sin da subito inserire nella vertenza che si aprirà per il territorio (ospedale, tribunale, corridoio Jonico, ammodernamento ferroviario, nuovo piano trasporti, rivisitazione del PSA, ecc) necessariamente i presupposti per la nascita di un'area vasta; e qualora a prevalere fossero i criteri adottati nella mai istituita legge "Del Rio" riguardo al riordino degli enti provinciali ovvero il tetto dei 350.000 abitati per gli enti d'area vasta a superamento dei limiti stabiliti nella legislazione amministrativa del 2001 ( quella che aveva istituito le province di Monza e della Brianza, Bat e Fermo, che prevedeva un tetto di 200000 abitanti per la nascita con conseguente scorporo da altro ente, di una nuova amministrazione provinciale) allora iniziare sin da subito ad intessere proficui rapporti con Crotone (che parimenti alla sibaritide non avrebbe i requisiti in numero di abitanti per poter esistere, e quindi finirebbe per essere nuovamente fagicitata dalla provincia di Catanzaro ) dando vita alla nuova provincia della magna graecia, la quale ricalcherebbe circa i vecchi confini lato levante dell'ex Calabria Citra. Riguardo alla questione giustizia, bisognerà impostare il discorso non tanto sulla mera riapertura di un tribunale, quanto sulla rivisitazione geografica di un foro, che in funzione della nuova città non può più essere circoscritto tra la foce del Crati e del Nicà, ma seguire i confini della ex Asl 3, ovvero raccogliere tutto il territorio pedecollinare dell'alto Jonio, e i comuni della ex comunità montana Sila greca, ai quali sarebbe opportuno aggregare anche il comune di Acri (quest'ultimo di gran lunga molto più prossimo alla sibaritide per tradizione e cultura rispetto al territorio brutio).In questo modo il foro assommerebbe a circa 230000 abitanti rappresentando nei fatti un territorio cospicuo ed al contempo omogeneo. Riguardo ai trasporti, la sola elettrificazione dell'armamento ferroviario in corso d'opera non basta, e non sarà sufficiente neppure un restiling sommario di alcune stazioni a ridare linfa ad una linea considerata di fatto un "ramo secco" della rete ferroviaria italiana. Bisognerà coinvolgere la Regione Calabria e di conseguenza Trenitalia chiedendo sin da subito, ed approfittando dei lavori in essere sulla direttrice jonica, il biforcamenro ferroviario dall'ex posto movimento di Thurio, verso la direttrice Sibari-Paola con innesto diretto nel posto movimento di Cassano all'Ionio(analogamente a come fu realizzato nei primi anni 90 tra gli innesti di Sant'antonello e Santa Maria di settimo sulla direttrice Cosenza-Sibari e Cosenza-Paola, bypassando di fatto le stazioni di Castiglione Cosentino e Cosenza, così come sulla direttrice Sibari-Lamezia-Villa s. Giovanni, al termine della galleria di valico Santomarco) , tale deviazione permetterà un risparmio in termini di percorrenza da Crotone /Corigliano Rossano di circa 25 minuti sul tragitto, che seppur possano sembrare una sciocchezza in termini, sono alla base dei ragionamenti circa "costi benefici" operati da Trenitalia per quanto concerne l'istituzione di nuovi collegamenti veloci su tratta ferroviaria, ed inoltre prevedere una nuova stazione ferroviaria baricentra in località insiti a servizio della comunità tutta e del nuovo polo direzionale ivi previsto, lasciando le attuali stazioni di Rossano e Corigliano nell'ambito del trasporto locale avendo già in termini i presupposti di funzione metropolitana leggera a costo zero. Inoltre sul versante della sanità, essendo il nuovo comune titolato per numero d'abitanti a guidare la conferenza provinciale dei sindaci in ambito sanitario, pretendere sin da subito il superamento dell'attuale ordinamento sanitario provinciale (Asp) sancito dal fallimentare modello hub/spoke ed inglobare le due ex aziende sanitarie Asl 1 ed Asl 3 in una nuova azienda sanitaria locale guidata dal nascente Presidio ospedaliero unico della sibaritide più una serie di ospedali satelliti già presenti nel territorio e localizzati con diverse competenze a sud est, nord est ed ad ovest della nuova struttura, creando e per certi versi ristabilendo gli equilibri in materia d'offerta sanitaria che furono scelleratamente sottratti all'alba di quella scapestrata riforma del servizio sanitario regionale che affonda le sue radici nei decreti Lo Moro prima e Scoppelliti dopo. Altro nodo cruciale dovrà essere l'offerta turistica. Il metro di giudizio ed il termine di paragone non dovrà essere il resto della Calabria, dove si continuano a decantare località turistiche come se queste rappresentassero le sette meraviglie del mondo, pur consapevoli che il turismo in questa regione è ancora all'anno zero. La nuova città dispone di 40 km di litorale totalmente pianeggiante e quindi rispondente a canoni di riviera come nessun altro posto in Calabria ed in generale al sud Italia( per trovare analogie alla riviera "corsanese" bisogna risalire il territorio italiano e portarsi lungo le coste della Romagna, dove seppure in una condizione precaria delle acque dispongono di una serie di strutture che puntualmente riversano in quei luoghi migliaia di visitatori, attratti solo ed esclusivamente da una cosa: I SERVIZI), a questo s'aggiunge il notevole ed inestimabile patrimonio storico della città che unitamente al patrimonio montano ed alla prossimità di due parchi nazionali nonché ai resti di sibaris rappresenta un bengodi del quale fino ad oggi siamo stati incapaci a beneficiarne. Il tutto naturalmente tenendo ben presente che la condizione oggi sancita dal nuovo assetto amministrativo della città, la più grande di tutta l'attuale Provincia di Cosenza, e da concretizzare con nuove politiche di sviluppo e di coesione sociale, non sarà tale in eterno. É giocoforza ma l'avvezzo comportamento brutio al ruolo di comando porterà nel giro di qualche anno ad una nuova fusione in Calabria, quella che si compirà tra i territori di Cosenza-Rende-Castrolibero-Montalto, poiché detto territorio non tollererà mai di avere un ruolo subalterno in qualsivoglia campo di ciò che da sempre ha considerato un feudo piuttosto che una provincia, per cui non dovremmo farci cogliere impreparati, e bisognerà intessere quei rapporti con il territorio circostante sin da subito alfine di ottenere quell'autonomia che a giusta ragione compete l'area, mostrando rispetto al territorio cosentino e parimenti pretendendo lo stesso rispetto per il territorio sibarita, sia in Regione sia nel territorio più ampio della Penisola tutta.
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